SCUOLA FERRARIS: CERIMONIA FINALE CLASSI TERZE 2025. IL DISCORSO DEL DIRIGENTE.

Discorso del Dirigente Pasquale Negro

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Personale scolastico

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Si è conclusa la Cerimonia finale delle classi terze durante la quale abbiamo ascoltato le musiche del medley ukulele e voci e della Scary big band e le parole dei discorsi delle classi terze.

Ad aprire la cerimonia il discorso del Dirigente Prof. Pasquale Negro:

Discorso del dirigente Ic4 prof. Pasquale Negro agli alunni delle classi terze 2025

Oramai siamo giunti alla terza edizione di questa festa che segna la fine dell’anno scolastico per le classi terze. Desidero ringraziare di cuore tutti i vostri prof che hanno organizzato in modo encomiabile questa cerimonia. E ringrazio anticipatamente voi ragazze e ragazzi per i vostri prossimi interventi, sicuro che costituiranno momenti di sentita emozione e partecipazione.

La fine dell’anno scolastico è sempre un momento di bilanci, perché si ripensa a quello che è successo. Ed in un anno scolastico ne succedono di cose, di ogni genere. 

Un’esperienza che certamente non dimenticherò è la gestione della frequenza scolastica del topo. Perché in effetti quest’anno, per diverse settimane, avete avuto come compagno di studi un roditore. Ed era anche piuttosto assiduo nella frequenza. Sempre puntuale. Non ha mai fatto un giorno di assenza. 

 Ora, è vero che noi siamo particolarmente inclusivi ed accoglienti, però occuparci anche dell’istruzione di un topo ci è sembrato particolarmente complesso. Quindi abbiamo allertato il Comune, i Nas, l’Ausl. È venuta una ditta specializzata per risolvere l’emergenza. Ma non riuscivano a catturarlo. Era davvero un topo furbissimo, particolarmente intelligente. Oserei dire: ben istruito. Del resto, frequentando le nostre lezioni, conoscendo la bravura dei nostri docenti, non poteva essere altrimenti. E gli piaceva in particolare la matematica. 

 Dopo un po’ ci siamo detti: “Ormai è da così tanto tempo con noi, che tocca fargli far fare anche l’esame di terza media e definire una commissione di esame per il topo. Ed è così che è improvvisamente rientrata l’emergenza: quando ha scoperto che in commissione per matematica ci sarebbe stato il prof. Quattrocchi il topo è scappato, terrorizzato, e non si è più visto. In ogni caso, ci siamo attrezzati: qualora il topo dovesse presentarsi all’improvviso abbiamo preparato anche per lui un cappellino che potrà lanciare come tutti voi.

 

Perdonatemi questa parentesi scherzosa. Ed a scanso di equivoci voglio specificare che tutti adoriamo il prof Quattrocchi. É amato da tutti i colleghi e soprattutto è amato dai propri alunni.

Una delle caratteristiche peculiari della nostra scuola è proprio il bellissimo rapporto che viene a crearsi tra voi ragazze e ragazzi ed i vostri professori.

Docenti che in questi anni hanno condiviso con voi l’amore per la conoscenza, con passione, con professionalità, con affetto … vi hanno donato tanto, ma tanto è anche quello che voi avete restituito. E desidero ringraziarvi per averci restituito vicinanza, senso di connessione, energia, vivacità, gioia di vivere. 

Chi frequenta la scuola sa che non si cresce soltanto imparando nozioni: si cresce anche e soprattutto creando relazioni, interconnessioni, imparando ad ascoltare, a rispettarsi reciprocamente. E la vostra formazione non finisce con una lezione o con un voto: continua ogni volta che scegliete di essere gentili, di tendere una mano, di affrontare un errore con umiltà, o di difendere ciò in cui credete, con fermezza e con gentilezza.

Gentilezza è una parola che a me piace molto. Di questi tempi coltivare la gentilezza sembra sia quasi diventato segno di fragilità. Ma non è così, è proprio il contrario: la gentilezza rivela forza e saldezza d’animo.

Nel contempo non dobbiamo mai aver paura di essere noi stessi, di conservare la nostra identità. Con gentilezza, senza prepotenza, senza presunzione.

A volte tendiamo a volerci omologare, tendiamo a voler assomigliare agli altri. Ma la vera forza è restare fedeli a ciò che siamo. 

E siamo quello che siamo proprio in virtù dei nostri sogni, delle nostre passioni, anche delle nostre fragilità.

Non dobbiamo aver paura di inseguire ciò che ci emoziona, ciò che fa battere il cuore, anche quando sembra difficile o quando gli altri non capiscono. Non bisogna smettere di seguire le nostre passioni, anche quando sembrano difficili da raggiungere. E non bisogna aver paura di sbagliare, perché fa parte del percorso. Tutti noi sbagliamo. Ne ho fatti anche io di errori e probabilmente ne farò ancora. Ma bisogna reagire. Anche quando siamo stanchi o ci sembra particolarmente complesso, dobbiamo sempre provare ad essere la migliore versione di noi stessi.

Sono certo che non deluderete i vostri professori, non deluderete i vostri genitori, ma soprattutto non deluderete voi stessi. Siete pronti per fare grandi cose nella vita. E grandi cose arriveranno.

 Anche se oggi festeggiamo l’ultimo giorno di scuola, questo non deve essere un addio, ma un arrivederci, un arrivederci ad un futuro luminosissimo!

 Grazie per il percorso condiviso. Vi saluto con un grande abbraccio, vi auguro il meglio.

 

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